domenica 1 giugno 2008

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Colloquio con la Dott.ssa Margherita Iavarone, psicologa psicoterapeuta, esperta in dipendenze.

In Italia i problemi del comportamento alimentare riguardano il 35% della popolazione adulta e il 25% dei bambini. Come si può spiegare questo fenomeno?

Il cibo non è solo una fonte di calorie e di elementi indispensabili alla funzionalità dell'organismo. Serve pure a soddisfare le esigenze più disparate, spesso contraddittorie, come sostitutivo di un desiderio insaziabile d'amore o espressione di rabbia e di odio, può sostituire il piacere sessuale o indicarne il diniego, può rappresentare la fantasia di possedere l'organo maschile o quella della maternità, può offrire un senso di potere infinito o può esprimere un rifiuto delle responsabilità adulte. Può inoltre servire a riempire un vuoto affettivo, a placare l'angoscia prima che diventi panico, un voler tapparsi la bocca per proibirsi di dire cose troppo sconvolgenti, o persino un rifiuto dell'identità femminile. Se ne deduce che il cibo ha vari significati: quello regressivo, come consolazione in personalità infantili, quello aggressivo (sfogo della rabbia), quello difensivo (come protezione), quello consolatorio (cibo come riempitivo del vuoto esistenziale) quello reattivo (in seguito a forti stress), quello psicosomatico (confusione tra emozioni e sensazioni), quello liberatorio (come spazio in un mondo pieno di obblighi e conformismo).
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Quali sono le cause?

Le cause vanno ricercate nella difficoltà delle relazioni interpersonali e nel cattivo sviluppo dell'intimità corporea, affettiva e sessuale per cui queste persone non riescono a trovare la giusta distanza con i rapporti con se stessi , con il proprio corpo, con gli altri. Tra le caratteristiche ricorrenti vi è spesso incapacità a controllare le proprie pulsioni, rapporti non risolti con i propri genitori, difficoltà nell'accettazione della propria emotività e dei propri limiti. E come in tutte le forme di dipendenza, c’è pure una buona dose di autolesionismo. (...)

Cosa si intende per bulimia?

Si parla di bulimia quando esiste uno smodato bisogno di mangiare patologico, condizionato psichicamente. A differenza dell'obeso però il bulimico, subito dopo aver mangiato tanto e di tutto, vomita quanto ha ingerito ed è spesso in grado di conservare più o meno inalterato il proprio peso. Fenomeno molto più diffuso tra la popolazione femminile le bulimiche, come in genere tutte le persone con problemi alimentari, cercano in modo esagerato di accreditarsi un'immagine di "brava moglie - madre - dipendente - figlia", in una costante e ostinata ricerca di perfezione. Questo in contrasto con i loro sentimenti tendenzialmente trasgressivi e con il giudizio di sé alquanto negativo. L'incredibile voracità con la quale vengono portate a termine le solitarie orge alimentari, la velocità con la quale si rimpinzano, l'incapacità di smettere, il senso di totale impotenza davanti al proprio comportamento, la sensazione di essere posseduti da una parte di sé che non sono capaci di controllare,... e poi il terrore della bilancia, l'uso dei diuretici, il vomito autoindotto, i sentimenti di vergogna e di colpa, questo terribile segreto inconfessabile... La fame e il vomito diventano così le ossessioni segrete intorno a cui organizzano la propria esistenza con conseguenti cadute di autostima che rinforzano l'automatismo.
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Com’è possibile risolvere questi problemi in modo definitivo?

E' consigliabile un approccio multifattoriale con psicoterapia personale o di gruppo e approccio corporeo. E' denominatore comune di queste persone una carenza di autostima dovuta ad una struttura di personalità eternamente in conflitto tra quello che desiderano e quello che fanno. Molto legate al "dover essere" "dover fare", si sono forgiate per soddisfare le aspettative di un genitore incontentabile e con il tempo il soggetto stesso è diventato l'esigentissima persona mai appagata, scontenta di sé, impotente... che si concede parentesi di rivalsa danneggiandosi. La soluzione quindi non sta nell'ossessivo conteggio delle calorie, nella continua ricerca della dieta più efficace... Anche se indubbiamente indispensabile questa modalità purtroppo rinforza l'idea dominante del cibo, necessariamente scelto, dosato, distribuito secondo rigide prescrizioni. Sarebbe molto utile contemporaneamente intraprendere un lavoro di decontaminazione dello Stato dell'Io Adulto che può essere considerato come un muscolo che si insedia e cresce nella misura in cui è sollecitato; ed è proprio quello che accade nell'ambito del setting terapeutico. Bisogna apprendere il come proteggersi, accettarsi, approvarsi, sostenersi, amarsi; ed inoltre imparare ad ascoltare i propri sentimenti, i propri bisogni, acquisire contatto, intimità con il proprio Sé. E' anche essenziale decidere di ridurre le proprie aspettative nei riguardi di se stessi e degli altri; considerare gli errori commessi come esperienze necessarie per crescere, evitando in ogni modo i compiacimenti, i compatimenti, le autodenigrazioni. (...)


fonte: da qui

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curami curami
prendimi in cura da te
curami curami
che ti venga voglia di me
curami curami
verranno al contrattacco
con elmi ed armi nuove
verranno al contrattacco
ma intanto adesso curami
solo una terapia
solo una terapia
verranno al contrattacco
con elmi ed armi nuove
curami curami curami
curami curami curami

Curami, CCCP

3 commenti:

Anonimo ha detto...

sei una persona cosi' bella,non dovresti stare male.ti lascio un sorriso,ne ho pochi,e mezzi guasti,ma uno te lo lascio.

federica (magrassa)

Madame tristesse ha detto...

è quasi agghiacciante leggere questo post e ritrovarsi in ogni singola parola...spero davvero che il tempo ci aiuti e ci ridia quella gioia di vivere che adesso non abbiamo.
So di fare una cosa folle ma per adesso è l'unica soluzione che ho trovato.
Si accettano consigli :P

Ti voglio bene

Madame Tristesse

sunflowermemory ha detto...

mi freghi la tesina? eheh!=P
E' durato fino a sabato, non male^^
kiss